19 Nov 2025
Maison & Vigneron

Éric Taillet: il Meunier come eredità, Lena e Dylan come futuro


Un racconto di Thomas Rossi, Champagne expert

La storia dei Taillet, a Baslieux-sous-Châtillon, è una di quelle che non attraversano semplicemente il tempo: lo trasformano. Per quattro generazioni il nome di famiglia è stato legato alla Vallée de la Marne e al suo vitigno più identitario, il Pinot Meunier. Un’uva spesso considerata “minore”, che qui diventa invece un manifesto: frutto, finezza, lunghezza, una vibrazione che parla direttamente del suolo.

Oggi questa storia entra in una fase nuova, giovane, lucida, entusiasmante. Léna e Dylan — quinta generazione — stanno portando il domaine verso un futuro che non tradisce le radici ma le amplifica. La visita di ieri lo ha reso evidente fin dalle prime parole di Léna, che ci ha accolti in cantina, guidandoci nella cuverie e accompagnandoci all’assaggio delle basi 2025: sorprendenti, precise, già con una personalità netta.

Tra i cambiamenti più significativi spicca il passaggio dalla storica pressa G. Dollat a una moderna pressa a polmone Diemme, scelta non per moda ma per filosofia. L’obiettivo è preservare la purezza del Meunier, proteggerne gli aromi e ottenere una finezza ancora maggiore già dal primo gesto tecnico della vinificazione. A questo si aggiunge un dettaglio che racconta tanto dello spirito di Léna: l’utilizzo di cassette da 20 kg invece che da 50 durante la vendemmia, per evitare qualsiasi forma di auto-pressatura dell’uva. Un’attenzione millimetrica che rivela un modo di concepire il vino a partire dalla materia prima.

Il domaine resta profondamente legato alla natura: coperture vegetali, biodiversità integrata, suoli vivi e parcelle che formano un mosaico complesso e armonico. Sei ettari suddivisi in una trentina di appezzamenti, con il Meunier che domina — circa l’80% della superficie — e suoli di argilla, calcare, marna e silex che modellano il carattere dei vini. Una visione sostenibile, concreta, che la famiglia porta avanti da anni e che oggi trova nuova linfa nelle scelte dei due giovani.

Dal 1961 la famiglia Taillet imbottiglia il proprio Champagne. Oggi quella stessa eredità viene rilanciata con nuova energia: Léna e Dylan non si limitano a seguire la strada tracciata dal padre Éric, ma stanno portando il domaine verso una modernità rispettosa, tecnica, elegante. C’è entusiasmo, c’è consapevolezza, c’è la volontà di spingere il Meunier sempre più in alto.

Uscendo dalla cantina, la sensazione era chiara: qui c’è un futuro luminoso. Una generazione che sa dove andare, che guarda avanti senza dimenticare da dove proviene. Léna e Dylan hanno tutto per scrivere un capitolo nuovo e bellissimo. E dopo aver assaggiato le basi 2025, è evidente che lo stanno già facendo.

Viva i giovani, viva la Champagne. 🥂